Mauro Biuzzi, tra Moana Pozzi e il Poeta Beppe Salvia

Braci di Beppe Salvia, per le Edizioni La Carmelina

Dedicato al trentennale della morte di Beppe Salvia, morto suicida il 6 aprile 2015, esce l’eBook dello storico poeta romano dal titolo braci-di-beppe-salvia-9788899365080Braci di Beppe Salvia, per le Edizioni La Carmelina di Ferrara. Il libro è stato curato da Mauro Biuzzi (autore anche della copertina dell’eBook), sodale di Salvia fin dagli anni della formazione giovanile romana, il quale ha pensato di riunire per l’occasione in un solo libro tutti i testi di Salvia comparsi in cinque degli otto numeri della rivista «Braci», usciti a Roma dal novembre 1980 al marzo 1984.

In questo modo Biuzzi ha voluto mostrare questi testi come vertebre della vera colonna portante di quella rivista, che pure fu un selezionatissimo e generoso vivaio di giovani promesse mantenute negli anni, che però ebbero in Salvia il portabandiera della rivelazione culturale e antropologica che fece di «Braci» un solido e riconosciuto caposaldo della cultura italiana dell’ultimo quarto del secolo scorso.

Questo omaggio appassionato dimostra anche, come si legge nell’introduzione di taglio apologetico di Biuzzi (a cura di Roberto Guerra), che l’andamento curvilineo di quei testi ha disegnato anche lo straordinario e tormentato destino della vita di Salvia, morto solo un anno dopo l’uscita dell’ultimo numero della rivista.

L’omaggio vuole anche evocare, di riflesso, la difficile Moana Pozzi photoscena italiana in cui si manifestò Salvia e la sua rivista resistente «Braci», nella ricerca di una Casa comune o piccola Patria sospesa tra la fine di tutte le narrazioni ideologiche (dal dopoguerra al terrorismo brigatista fine anni ’70) e l’inizio, negli anni ottanta, di una post-modernità destinata ad esportare in tutto il mondo la frattura tra tradizione e modernità, tra cultura popolare e pensiero dominante, tra regresso locale e sviluppo globale.

Nella preziosa appendice dell’eBook sono pubblicati anche due vecchi saggi inediti di Mauro Biuzzi su Salvia, un breve manifesto scritto dai due autori nel mese del 1980 in cui uscì il primo numero di Braci e una serie di autoritratti erotici di Salvia.

Abbiamo approfondito con l’autore, già noto alle cronache come fondatore con Moana Pozzi del – a suo tempo – Partito dell’Amore (PDA, tutt’oggi operativo) e nella cultura d’avanguardia come 2009_ossessioneartista, critico culturale politicamente e culturalmente scorretto, curatore dell’associazione ufficiale Moana Pozzi, per la “giusta” memoria della grandissima Musa dell’Italia libera, radicale e libertina.

D- Mauro, una retrospettiva su un grande poeta di certa stagione letteraria romana?

R- «Mauro Biuzzi – Mater semper certa est, pater numquam… Direi che Beppe ha capovolto poeticamente e socraticamente questa nozione del diritto genealogico naturale. Culturalmente parlando, Beppe non fu affatto “figlio” di una “stagione letteraria romana” certa, di una poetica collettiva, di un movimento, di un clan, di una tribù metropolitana. Questo è un falso mito neo-romantico e commerciale che il mio omaggio, fin dal titolo, vuole sfatare per sempre. Salvia non fu Generazione o Jugendstil. Tantomeno ebbe alcuna Visione del Mondo. Non ebbe stile. Non ebbe precetti e non dette soluzioni. Non civilizzò. ” Io uso il pensiero del mondo” (Appunti 1982, 1982). Invece fu padre certo della sua scrittura e la fece bella come una Madonna. Padre di una scrittura che fu creatura certa della sua personale e completa conoscenza della sua epoca, del suo tempo, della sua stagione. Epoca che seppe rappresentare virilmente e in solitudine come nessun altro, fino ad esserne travolto, come un vero campione. Perciò ho intitolato “Braci di Beppe Salvia” il mio omaggio apologetico: per attribuire a lui solo, qui in pieno accordo con la sua esegesi migliore, la paternità di quella rivista. Rivista che infatti dopo la sua morte chiuse i battenti, con quel profetico numero zero (solitamente numero d’apertura) che conteneva i suoi due testi testamentari Ultimi versi e Cuore. Certo, poi Braci ha avuto anche qualche madre surrogata, molte matrigne, una sorellastra greca, qualche zio d’America e altri parenti lontani. La grande famiglia della Letteratura usò Beppe almeno quanto lui abusò della Letteratura: “misura non è per ridere di Leopardi./ io non ho tempo, e non ho voglia all’arte.” (Ultimi versi, 1984).»

A cura di Roby Guerra

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